| A me
pare uguale agli dei
A me pare uguale
agli dei chi a te vicino così dolce suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me il cuore si agita nel petto solo
che appena ti veda e la voce, si perde sulla lingua inerte. Un
fuoco sottile affiora rapido alla pelle, e ho buio negli occhi e
il rombo del sangue nelle orecchie. E tutta in sudore e tremante,
come erba patita scoloro: e morte non pare lontana a me rapita di
mente. (Saffo)
Lui mi sembra un
dio
Lui mi sembra un
dio E se non sono blasfemo - anche più di un dio Lui che ti sta
seduto di fronte E ti guarda e ti ascolta Mentre ridi
dolcemente,cosa che, me disgraziato, mi fa svenire: sì, Lesbia,
appena ti vedo non ho più un filo di voce ma la lingua mi si
paralizza, un sottile calore mi si spande in tutte le membra, le
orecchie mi ronzano, e la luce degli occhi si copre di notte.
(Catullo)
Le due poesie si
somigliano molto, infatti troviamo gli stessi elementi tra cui la
gelosia verso la persona amata, gli stati fisici e la disperazione
dei poeti a causa del tormento per l'amore non corrisposto che
termina con l'offuscamento dei sensi. I due componimenti si
differenziano per la preferenza sessuale degli autori, Catullo e
Saffo, che paragonano il loro amore ad una divinità, perfetta in
tutti i suoi aspetti. Si viene così a creare un triangolo in cui
l'autore si colloca al vertice guardando in disparte la sua
compagna che nella poesia di Catullo “ride dolcemente” e in
quella di Saffo “ride amorosamente”, provocando in loro rabbia
e agitazione. Infatti Catullo dicendosi “disgraziato” si sente
svenire, mentre in Saffo il cuore comincia a palpitare
velocemente; in entrambi vi è la sensazione della paralisi della
lingua e di calore in tutto il corpo che si diffonderà in tutte
le membra in particolare provocando un ronzio nelle orecchie.
Ronzio che serve al poeta per isolarsi dalla situazione per
alleviare le troppe sofferenze. Le due poesie sono caratterizzate
da due climax ascendenti che però terminano con l'annebbiamento
degli stati d'animo degli artisti che paragonano la notte alla
morte.
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