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L'opera va letta da destra verso sinistra descrivendo i personaggi in ordine di apparizione. E' uno dei dipinti più misteriosi della storia dell'arte per il significato che non è chiaro; i personaggi, infatti, non hanno alcun nesso tra di loro. L'opera prende il nome dal terzo personaggio leggendo da destra, cioè la donna vestita di fiori, personificazione della Primavera.Il primo personaggio è Zefiro, il vento caldo primaverile che sta per prendere Flora, riconoscibile dal fiore che porta in bocca; accanto a Flora c'è la Primavera, che può essere considerata la figlia di Zefiro e Flora o la stessa Flora che si trasforma in Primavera. Al centro della composizione, leggermente più arretrata rispetto agli altri personaggi, in una nicchia composta dai rami degli aranci si trova Venere, ( se si fa attenzione si può certamente notare è incinta: nonostante tutte le donne di Botticelli abbiano il ventre un po' arrotondato, questa lo ha in modo più marcato delle altre, cosa fortemente sottolineata dal panneggio della tunica e del manto) e Cupido sopra di lei intento nello scagliare una freccia sulle Tre Grazie che stanno danzando la carola dell'Amore; La dama in questione, secondo alcuni critici, sembrerebbe Giunone, non Venere. Infatti Iuno era sempre rappresentata con un aspetto dignitoso e calmo, proprio come la nostra dama. La dea è già incinta di Marte, dio non solo della guerra ma anche preposto alla tutela delle messi, cui era dedicato il mese di Marzo, primo mese della primavera e primo mese dell'anno secondo i latini. Giunone concepisce "dummodo casta": è per significare questo che Cupido, viene inserito da Botticelli nella composizione. Egli rivolge la sua freccia verso la Grazia Tallò quella vergine, che rappresenta appunto la Castità. Così Botticelli figura il desiderio di Giunone. Infatti la gravidanza non è la conseguenza di un desiderio sessuale. L'ultimo personaggio è Mercurio, colto nell'atto di dissipare le nuvole agitando il caduceo. Questi era considerato scorta e duce delle Grazie: Botticelli, introducendolo nella composizione, sfrutta dunque la compiacenza di un tópos letterario. Il dio porta un elmo: è l'elmo di Ade, che conferisce l'invisibilità a chi lo indossa, appunto uno degli attributi tipici di Mercurio.L'artista, con questo sottile artificio stilistico ci dice che ci sta facendo vedere qualcosa che ordinariamente non si vede, che ci sta mostrando l'invisibile. Tutti i personaggi possono essere legati concettualmente alla figura di Venere; Zefiro, Flora e la Primavera come frutto del loro amore, oppure le Tre Grazie, che nel Rinascimento e nel neoplatonismo in particolare rappresentano i tre livelli dell'amore (saper dare, saper ricevere e saper restituire). Mercurio, invece, che non può essere messo in relazione a Venere, potrebbe essere un riferimento ai Medici in quanto commercianti e banchieri. Secondo un'altra ipotesi, dato che Lorenzo il Magnifico tornando a Firenze riportò l'uso delle sfilate carnevalesche, il dipinto potrebbe rappresentare la primavera culturale ed artistica portata dai Medici a Firenze. Il dipinto potrebbe anche rappresentare la favola dell'Asino d'oro di Apollonio che contiene tutti i personaggi mitologici dell'opera. Tra le tante altre ipotesi una afferma che potrebbe non esserci un tema specifico e che i personaggi non debbano quindi avere un nesso tra di loro. Il dipinto non ha una struttura prospettica, e l'unica idea di distanza ci è data dalla Venere, leggermente arretrata rispetto agli altri personaggi. Tutti i personaggi sono chiari e trasparenti, e si staccano nettamente dai colori scuri del prati e degli aranci, inoltre sembrano non poggiare i piedi sul prato.

Ci sono infine molte discordanze riguardo alla commissione dell'opera, secondo alcuni l'opera sarebbe stata commissionata da Lorenzo il Magnifico nel 1478 per commemorare il fratello Giuliano, ucciso nella congiura dei Pazzi nell'aprile di quell'anno. Per altri critici, invece, la tela sarebbe stata eseguita per il matrimonio di Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico, con Semiramide Appiani (1482). Infine, un'ulteriore ipotesi interpretativa vuole che il dipinto fosse stato commissionato all'inizio del 1478 da Giuliano de' Medici per celebrare l'imminente nascita del figlio Giulio (futuro papa Clemente VII).